trovato in un libro

i libri dedicati orologi che abbiamo trovato più interessanti
Rispondi
Avatar utente
sobas66
Messaggi: 3184
Iscritto il: domenica 26 febbraio 2006, 9:40
Località: treviso

trovato in un libro

Messaggio da sobas66 » domenica 20 gennaio 2008, 18:25

E' un piccolo racconto che nelle ferie appena passate ho avuto modo di leggere... è di Mauro Corona ha scitto una decina di libri a me piace.
Scive in modo molto realistico infatti spero che non vi "impressionate"

LA PENDOLA

Uno dei cari oggetti della mia infanzia, una di quelle cose che accompagnano i giorni di un bambino con la loro presenza costante, affettuosa e, allo stesso tempo, misteriosa, era la vecchia pendola di famiglia. Di legno scuro, certamente noce, con il quadrante d’argento, alta circa mezzo metro, stava appesa, chissà da quanti anni, sull’affumicata parete occidentale della cucina. Un po’ distante dal focolare, per evitare che il calore ne alterasse il movimento. Quando batteva le ore, emetteva un suono dolce e malinconico. Un suono di colore viola, discreto. Un rintocco che non disturbava, non invadeva ma, al contrario, rilassava, teneva compagnia, dissipava l’ansia. Non vedevo l’ora di sentirla suonare. Ogni due giorni bisognava ricaricare la molla per tenere in vita quella importante presenza. Aperta la porticina di vetro con l’apposita chiavetta che stava all’interno, nell’angolino basso a destra, si “tirava su” la molla finché il girare non diveniva faticoso. Era il segnale di fermata. Andare oltre significava rischiare di rompere gli ingranaggi. Il compito di fare battere il cuore alla pendola me lo ero assunto io. Stavo molto attento a questo. Non volevo che si fermasse. Quando accadeva era come se mancasse qualcuno in casa.
Una sera mio padre tornò a casa ubriaco. Non era la prima volta ma, quella sera, chissà perché, volle caricare la pendola. Con lui c’era anche il suo amico Gianni Gallo (con il quale, in seguito, avrei diviso molte avventure di caccia e di scalate). Mio padre bofonchiando tirò giù la pendola, la posò verticale sul tavolo e si mise a caricarla. Non lo faceva mai. Non so perché, quella sera, se la prese con lei. Ebbi l’impressione che la pendola odiasse quell’omaccio che l’aveva tolta bruscamente dal suo posto. Ma come si permetteva? Il “vecchio” girava la chiavetta come un manovale usa il piccone. E non si fermò quando era tempo. Continuò a spingere finché si udì un allarmante “Tlach”. L’orologio tacque d’improvviso e, con lui, tutti facemmo silenzio. La nonna, il nonno, mio fratello ed io ci avvicinammo come se fosse morto un vecchio di famiglia.
Mio padre ci respinse sbraitando. Chiamò Gianni Gallo e gli disse di tenere la cassa ben ferma sul tavolo. Poi afferrò un cacciavite, aprì la porticina sul retro, dove, fino a pochi minuti prima pulsava la vita, e si mise a punzecchiare gli organi interni della sveglia. Proprio vicino al cuore. Trattenevo il fiato.
La pendola era una bomba innescata mio padre il maldestro artificiere intento a disinnescarla. Mi batteva il cuore, ero in ansia per la vita dell’ amica. Odiai l’imbecille che il vino aveva trasformato in orologiaio. La tensione era alta. Intuivo che stava per accadere qualcosa. E mi dispiaceva. Mio padre continuava a trafficare: toglieva viti. punzecchiava ingranaggi, ridacchiava.
AI1’improvviso ci fu un fragoroso “clang”. La pendola era scoppiata lanciando rotelline sul pavimento. Ciò che temevo era successo. Gianni Gallo rise a crepapelle. Nonostante il dolore per qualcosa di amato irrimediabilmente perduto, mi sentii come liberato da un peso. Non avrei più dovuto assistere a quell’omicidio. Ma quanta tristezza! In seguito, con le rotelline giocammo alla trottola.
Sono passati quarant’ anni dal giorno dello scoppio.
La pendola sta appesa al suo posto, nella vecchia casa. All’apparenza sembra viva ma il batacchio non oscilla e il suo cuore non batte più. Forse la farò aggiustare !
Gli metteranno un motore a batteria e non dovrò più caricarla. Ma almeno potrò udirne ancora la voce.
Questa comunque è la prima parte il finale è a buon fine :D

Rispondi